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lunedì 5 marzo 2018

Il salone

In questo post vorrei fare una domanda a molte maestre: che ne pensate del salone?

Ho letto questo in molti post. Il salone dovrebbe essere quello spazio, generalmente grande, dove ci sono angoli di gioco differenti (giochi motori, un gioco simbolico, uno spazio dove si riunisce un gruppo...). Nel salone ci si può trovare per svolgere percorsi motori o attività in grande gruppo o comunque giochi che richiedono uno spazio grande, ma si possono anche lasciare i bambini giocare liberamente.
Viene allestito con panchine, scivoli da interno, casette, castelli, costruzioni giganti. In alcune scuole ho visto anche i tricicli.

Nella scuola dove mi trovo non c'è, anche se è possibile usufruire di una bella palestra (senza panchine, da allestire ogni volta che si va).

Che ruolo svolge il salone? Quando si usa?

Io ho delle mie idee, non perchè ho potuto osservare insegnanti e bambini in questo spazio, ma perchè ho potuto osservare il gioco e bisogni dei bambini da 3 a 6 anni.
Grazie a chi mi risponderà.

sabato 10 febbraio 2018

FACCE BUFFE

Con i bimbi di 3 anni stiamo scoprendo il nostro volto...La nostra faccia è sempre diversa? La bocca cambia e ci regala espressioni diverse..

Studiamo la nostra bocca...
Si alza e diventa un sorriso, si abbassa e diventa triste, si apre e diventa sorpresa e può anche fare delle smorfie.

Abbiamo dato ad ogni bambino un piatto rosa e li abbiamo osservati realizzare, con la colla, le "loro facce" con bottoni, cartoncini tondi colorati, fili di lana, pezzetti di mais.
Per i DVA l'obiettivo era semplicemente quello di stare dentro e scoprire la colla con materiali diversi...

Questa stessa attività è stata poi proposta ai 5 anni che hanno realizzato visi molto più complessi...
Bellissima... mi sono divertita anche io a osservarli mentre contavano gli occhi...


lunedì 29 gennaio 2018

Cari genitori...

Cari genitori,
oggi ho deciso di scrivere proprio a voi perchè ieri mi sono travata a un collegio di classe dove ho sentito la paura (per non dire il "terrore") degli insegnanti nel fare il proprio lavoro.
Vi spiego. Una collega ha spinto un bambino che gli stava dando i calci facendolo cadere e i bambini di 5 anni, che hanno visto la scena, hanno iniziato a parlarne. Gli insegnanti si sono allarmati nell'ascoltare i bambini e hanno deciso di parlare del gesto con la collega in questione.
Non sono qui per parlare del gesto per cui tutti, anche la collega stessa, riconosce l'errore sottolineando che ha usato più forza di quello che credeva.
Non sono qui a parlare dei bambini di 5 anni che, giustamente, visto che sono bambini, raccontano con foga l'azione dell'insegnante, non spiegando che il compagno stava dandole i calci. Ciò che fanno gli adulti colpisce di più i bambini!
Vorrei rivolgermi a voi, genitori, poichè io sono rimasta pietrificata dalla paura che gli insegnanti hanno espresso... la paura di voi. Frasi come "Io rinuncio a portare i bambini fuori perchè se cadono i genitori accusano le maestre" o "Piuttosto li lascio giocare liberi, invece di fargli fare delle attività se il correggerli diventa, per i genitori, accusare il figlio". La parola accusare è stata ripetuta tantissimo.
Un giorno un insegnante ha detto a un bambino "Non fare schifezze!" (poichè stava pasticciando col cibo); il giorno dopo i genitori sono venuti a dire all'insegnante di non permettersi di dire al figlio che è una schifezza.
Capisco la paura che avete, anche di fronte ai fatti che ci vengono riportati dai telegiornali, cari genitori, ma abbiate fiducia nel mondo, mettetevi in dialogo con gli insegnanti, fate domande piuttosto che accuse. Chiedete... chiedete... chiedete e chiedete a tutti, non solo a un insegnante.
Quasi tutti gli insegnanti (soprattutto alla scuola dell'infanzia) hanno scelto di fare questo lavoro per passione ma non vuol dire che non possono commettere errori. Questi maestri sono in grado di riconoscere l'errore e di modificarsi. Vi assicuro che può capitare di scegliere di agire in un determinato modo con un bambino e poi, osservando, capire di avere sbagliato. Nella pedagogia dell'errore viene valorizzato l'errore come il percorso per raggiungere la giusta via e il riconoscere l'errore dell'adulto di fronte a un bambino permette al bambino stesso di imparare che l'errore fa parte della vita e si può rimediare ad esso.
Cari genitori, non abbiate una fiducia cieca verso gli insegnanti, ma cercate di costruire (insieme a loro) un clima positivo perchè questo passerà ai vostri figli. Se gli insegnanti hanno paura, i bambini cosa imparano? Se voi sparlate o non riconoscete il ruolo degli insegnanti, i bambini cosa imparano? Jesper Juul scrive "I genitori hanno sempre la responsabilità fondamentale di creare l'atmosfera della famiglia, ossia la qualità dell'interazione, nella quale ogni individuo possa crescere in senso positivo." Possiamo allargare il significato di questa frase sostituendo il soggetto con "i genitori e gli insegnanti" e la parola "famiglia" con la parola "scuola". Aiutiamo i bambini a crescere in senso positivo!
Cari genitori, siate testimoni affezionati e attenti di ciò che accade ai vostri figli, non sentitevi sentinelle pronte a sferrare un colpo nel momento in cui da lontano sentite una qualunque "minaccia". Vegliate per proteggere, ma anche per raccontare al vostro bambino come ha superato delle difficoltà, come un insegnante ha impiegato tempo a capire come raggiungere un obiettivo con lui, come gli siete stati vicino di fronte a un ostacolo... Siate testimoni della storia del vostro bambino affinchè lui non la dimentichi!

sabato 6 gennaio 2018

Open Day... la mia presentazione


Questa che vedete è la slide con cui vorrei presentare ai genitori il lavoro che facciamo rispetto ai bambini con BES e che io sto seguendo in quanto insegnante di sostegno.
Ho pensato di puntare su due elementi:
- sull'importanza che sia non solo l'insegnante di sostegno a farsi carico di questi bambini, ma anche tutto il corpo docenti e l'intero istituto;
- sull'inclusività poichè credo che riconoscere un bisogno speciale alla scuola dell'infanzia sia fondamentale per aiutare il bambino a crescere nei anni successivi in un contesto sociale e si valorizzazione reciproca.

Ciò che vorrei dire sarebbe questo.


Con la direttiva del 27 dicembre 2017, la scuola pubblica italiana inizia a parlare di Bisogni educativi speciali. I bisogni educativi specili è qualsiasi difficoltà evolutiva di funzionamento permanente o transitoria in ambito educativo e/o apprenditivo che necessita un'intervento educativo speciale individualizzato.

Bambini con bisogni educativi speciali necessitano di attenzione e cura di cui si prende carico l'intero istituto comprensivo, tutti gli insegnati e il personale della scuola e l'insegnante di sostegno, in un'ottica inclusiva.

L'istituto redige all'interno del POF annuale, il PAI (Piano annuale dell'inclusione) che ha il compito di individuare le risorse necessarie per creare un contesto educante. Il PAI viene redatto dal GLI (gruppo di lavoro per l'inclusione) che ha il compito di organizzare, monitorare e verificare il livello di inclusività delle scuole.

Gli insegnanti, in particolare l'insegnante di sostegno, hanno il compito di redigere il PEI. L'insegnante di sostegno svolge nell'equipe la funzione di “lente di ingrandimento” e di “bastone” rispetto ai bambini affidatigli e svolge un ruolo importante di integrazione e collegamento con i servizi, le strutture che interagiscono con il bambino.

Il PEI è lo strumento con cui vengono programmati gli interventi finalizzati al perseguimento di specifici obiettivi in relazione ai bisogni individuati.Tutti i bambini sono diversi, ma i bambini per cui si redige un PEI sono bambini che per causa diverse (fisiche, mentali, sociali) necessitano di competenze specifiche e interventi mirati.
In questo contento il PEI si struttura partendo dalle osservazioni di tutti gli insegnanti, dalla diagnosi funzionale che gli specialisti (neuropsichiatri infantili, logopedisti..) redigono, nella quale vengono descritti le condizioni del bambino nei vari aspetti della sua personalità. E dal confronto con la famiglia, a cui viene presentato e di cui si discute insieme.
Nel PEI sono quindi esplicitati obiettivi di apprendimento specifici per il bambino e individuati risorse e progettualità individuali.

L'ottica INCLUSIVA, che caratterizza la scuola italiana (“una scuola per tutti e per ciascuno” - Indicazioni Nazionali del 2012), si realizza nella quotidianità quando gli insegnanti sono sensibili e competente nel riconoscere i bisogni dei singoli ed attivare strategie, in collaborazione con la famiglia, per sostenere, accompagnare, anche per un breve periodo della sua vita, il bambino.
La scuola diventa veramente INCLUSIVA quando riesce anche a valorizzare le diversità, rendendo la specificità dei singoli un valore aggiunto sia per la “sfida” pone a se stessa sia per le possibilità che essa apre agli altri (bambini e famiglie).

 Troppo tecnico? Lunedì lo presenterò ai colleghi e vedrò cosa mi diranno... poi vi faccio sapere!

AGGIORNAMENTO
I miei colleghi sono rimasti soddisfatti dal mio lavoro, ma leggendo il materiale interno all'istituo comprensivo ho pensato di dare più visibilità al termine "INCLUSIONE".
Ora aspettiamo l'open day...
 




domenica 24 dicembre 2017

Il concorso.... la prova orale


La mia avventura inizia con il concorso del 2017, che era strtturato in due prove: una scritta e una orale.
Nella prova orale questa è stata la mia traccia:

“Ogni bambino è, in sé, diverso e unico e riflette anche la diversità degli ambienti di provenienza che oggi conoscono una straordinaria differenziazione di modelli antropologici ed educativi” Progetti il candidato un percorso didattico nell'ottica di un sistema inclusivo, accogliente e formativo che sappia valorizzare la diversità, per sviluppare conoscenza dell'altro e del diverso da sé e contemporaneamente maturare consapevolezza delle proprie radici storico-sociali e territoriali, per una cittadinanza attiva e democratica. Da realizzare con un gruppo omogeneo di anni 5 per classi aperte. "

Leggendo la traccia, io l'ho contestualizzata così:

La premessa tratta dalle Indicazioni Nazionali del 2012 riconosce l'unicità di ogni bambino come protagonista della scuola dell'infanzia e l'importanza di dare valore alla sua storia, alle sue origini che nella traccia vengono identificate come “storico-sociali e territoriali”, mentre nel testo delle Indicazioni si nominano anche i modelli differenti di famiglia che oggi si incontrano (fragili, assenza di figure genitoriali) che rischiano di far crescere un bambino adultizzato.

Due sono gli obiettivi che vengono chiesti: la valorizzazione delle diversità ma anche lo sviluppo della consapevolezza delle proprie origini.

Il quadro di riferimento è quello della scuola “INCLUSIVA”, termine che è diventato attuale grazie alla direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012.

Altra parola chiave è “formativo” che mi riporta alla mente la “valutazione formativa”, caratterizzata dal dare consapevolezza al bambino del percorso che sta attraversando e, da parte dell'insegnante, del comprendere l'altro in tutta la sua ricchezza.

Il tema della cittadinanza riporta alle finalità della scuola dell'infanzia in cui si legge “Vivere le prime esperienze di cittadinanza significa scoprire l’altro da sé e attribuire progressiva importanza agli altri e ai loro bisogni”

Infine viene chiesto un percorso per un gruppo di età omogeneo di 5 anni per classi aperte che mi riporta ancora alle finalità della scuola dell'Infanzia “Consolidare l’identità (...) Vuol dire sperimentare diversi ruoli e forme di identità: (...), membro di un gruppo, appartenente a una comunità sempre più ampia e plurale, caratterizzata da valori comuni, abitudini, linguaggi, riti, ruoli.”

Nella scuola italiana, tutto parte dalle Indicazioni Nazionali che vogliono guidare le azioni di tutto il personale docente scolastico per la formazione globale dell'ìndividuo.
Vi collego il link -interessante lettura- con il testo completo delle Indicazioni Nazionali.
Buona lettura!!



Indicazioni Nazionali per la scuola statale Italiana