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sabato 13 ottobre 2018

SI RICOMINCIA

E' da tanto che non pubblico...
Quest'anno scolastico sono entrata in ruolo e non sono più sul sostegno ma sulla classe.
Ho una classe di 4 anni inserito in un contesto scolastico molto grande,cosa che da un lato stimola pensieri, dall'altro crea confusione.
Per ora mi sto ancora ambientando ma sono piena di domande... meno male che quest'anno ho una tutor :D.

La programmazione dell'anno sarà "CuriAmo me, l'altro e l'ambiente" e partirà da alcuni libri che saranno guida e spunto per i nostri giochi e le nostre attività.

Io però sono ancora piena di domande riguardo alla scansione della giornata scolastica, alle regole e alle modalità di comunicare... per ora mi fermo qui... diamo tempo al tempo.

giovedì 22 marzo 2018

vignetta

Ho trovato questa vignetta su internet ed ho deciso di condividerla anche qui.

lunedì 5 marzo 2018

Il salone

In questo post vorrei fare una domanda a molte maestre: che ne pensate del salone?

Ho letto questo in molti post. Il salone dovrebbe essere quello spazio, generalmente grande, dove ci sono angoli di gioco differenti (giochi motori, un gioco simbolico, uno spazio dove si riunisce un gruppo...). Nel salone ci si può trovare per svolgere percorsi motori o attività in grande gruppo o comunque giochi che richiedono uno spazio grande, ma si possono anche lasciare i bambini giocare liberamente.
Viene allestito con panchine, scivoli da interno, casette, castelli, costruzioni giganti. In alcune scuole ho visto anche i tricicli.

Nella scuola dove mi trovo non c'è, anche se è possibile usufruire di una bella palestra (senza panchine, da allestire ogni volta che si va).

Che ruolo svolge il salone? Quando si usa?

Io ho delle mie idee, non perchè ho potuto osservare insegnanti e bambini in questo spazio, ma perchè ho potuto osservare il gioco e bisogni dei bambini da 3 a 6 anni.
Grazie a chi mi risponderà.

lunedì 29 gennaio 2018

Cari genitori...

Cari genitori,
oggi ho deciso di scrivere proprio a voi perchè ieri mi sono travata a un collegio di classe dove ho sentito la paura (per non dire il "terrore") degli insegnanti nel fare il proprio lavoro.
Vi spiego. Una collega ha spinto un bambino che gli stava dando i calci facendolo cadere e i bambini di 5 anni, che hanno visto la scena, hanno iniziato a parlarne. Gli insegnanti si sono allarmati nell'ascoltare i bambini e hanno deciso di parlare del gesto con la collega in questione.
Non sono qui per parlare del gesto per cui tutti, anche la collega stessa, riconosce l'errore sottolineando che ha usato più forza di quello che credeva.
Non sono qui a parlare dei bambini di 5 anni che, giustamente, visto che sono bambini, raccontano con foga l'azione dell'insegnante, non spiegando che il compagno stava dandole i calci. Ciò che fanno gli adulti colpisce di più i bambini!
Vorrei rivolgermi a voi, genitori, poichè io sono rimasta pietrificata dalla paura che gli insegnanti hanno espresso... la paura di voi. Frasi come "Io rinuncio a portare i bambini fuori perchè se cadono i genitori accusano le maestre" o "Piuttosto li lascio giocare liberi, invece di fargli fare delle attività se il correggerli diventa, per i genitori, accusare il figlio". La parola accusare è stata ripetuta tantissimo.
Un giorno un insegnante ha detto a un bambino "Non fare schifezze!" (poichè stava pasticciando col cibo); il giorno dopo i genitori sono venuti a dire all'insegnante di non permettersi di dire al figlio che è una schifezza.
Capisco la paura che avete, anche di fronte ai fatti che ci vengono riportati dai telegiornali, cari genitori, ma abbiate fiducia nel mondo, mettetevi in dialogo con gli insegnanti, fate domande piuttosto che accuse. Chiedete... chiedete... chiedete e chiedete a tutti, non solo a un insegnante.
Quasi tutti gli insegnanti (soprattutto alla scuola dell'infanzia) hanno scelto di fare questo lavoro per passione ma non vuol dire che non possono commettere errori. Questi maestri sono in grado di riconoscere l'errore e di modificarsi. Vi assicuro che può capitare di scegliere di agire in un determinato modo con un bambino e poi, osservando, capire di avere sbagliato. Nella pedagogia dell'errore viene valorizzato l'errore come il percorso per raggiungere la giusta via e il riconoscere l'errore dell'adulto di fronte a un bambino permette al bambino stesso di imparare che l'errore fa parte della vita e si può rimediare ad esso.
Cari genitori, non abbiate una fiducia cieca verso gli insegnanti, ma cercate di costruire (insieme a loro) un clima positivo perchè questo passerà ai vostri figli. Se gli insegnanti hanno paura, i bambini cosa imparano? Se voi sparlate o non riconoscete il ruolo degli insegnanti, i bambini cosa imparano? Jesper Juul scrive "I genitori hanno sempre la responsabilità fondamentale di creare l'atmosfera della famiglia, ossia la qualità dell'interazione, nella quale ogni individuo possa crescere in senso positivo." Possiamo allargare il significato di questa frase sostituendo il soggetto con "i genitori e gli insegnanti" e la parola "famiglia" con la parola "scuola". Aiutiamo i bambini a crescere in senso positivo!
Cari genitori, siate testimoni affezionati e attenti di ciò che accade ai vostri figli, non sentitevi sentinelle pronte a sferrare un colpo nel momento in cui da lontano sentite una qualunque "minaccia". Vegliate per proteggere, ma anche per raccontare al vostro bambino come ha superato delle difficoltà, come un insegnante ha impiegato tempo a capire come raggiungere un obiettivo con lui, come gli siete stati vicino di fronte a un ostacolo... Siate testimoni della storia del vostro bambino affinchè lui non la dimentichi!

lunedì 15 gennaio 2018

I nastri di ginnastica ritmica







Qualche giorno fa ho avuto la fortuna di osservare un'insegnante far giocare con la musica e con i nastri da ginnastica ritmica i bambini di 5 anni.

I nastri sono molto lunghi e riescono a realizzare dei veri e propri disegni nell'aria.
I bambini sono rimasti affascinati da questa attività, sia quando sono stati loro a muovere il nastro, sia quando osservavano i loro compagni farlo.

Io, intanto, osservavo le loro azioni:
- ogni bambini ha una propria forza e chi ha più energia riesce a muovere molto velocemente il nastro usando molto il braccio e poco il resto del corpo;
-ogni bambino ha un'ampiezza di movimento diversa (c'è che muove solo davanti a sè, chi si muove anche lateralmente);
-ogni bambino ha una propria gestualità (c'è chi crea cerchi, chi crea serpenti, chi lo muove a linee...)

Usare il nastro significa prendere consapevolezza del proprio corpo dove il movimento però deve essere molto controllato non solo per scegliere i "disegni" da fare, ma anche per evitare che il nastro si annodi. Mano, braccio e occhi devono agire insieme all'inizio e poi si può ampliare con anche le gambe (muovendosi avanti e indietro) e il busto (su e giù).

Ho pensato che è un attrezzo affascinante che dovrebbe essere riconosciuto come uno strumento "indispensabile" alla scuola dell'infanzia.

Inoltre l'insegnante ha detto ai bambini: "Oggi lo avete esplorato, siete stati bravi ma vedrete che la prossima volta lo sarete di più e più ci eserciterete più sarete bravi". Una bambina poi nel pomeriggio mi ha detto: "Sono stata brava oggi col nastro, ma la prossima volta lo sarò di più... mi eserciterò".
Un bellissimo messaggio, a mio parere: non si impara in una volta ma ripetendo le cose molto volte.

Grazie per la bella esperienza!

sabato 13 gennaio 2018

Rileggendo "Il bambino è competente"

Chi non ha mai letto questo libro? Io lo adoro e lo ritengo un libro che deve trovarsi in ogni libreria di un educatore e/o genitore. In questo libro, Jesper Juul, terapista familiare, aiuta il lettore a riflettere sulle dinamiche relazionali in famiglia, ma non solo.
Ieri ho riletto il capitolo 6 "I limiti". L'autore scrive "Una volta gli adulti fissavano i limiti intorno ai bambini. Io propongo che oggi gli adulti definiscano i limiti per se stessi". Questa frase è anticipata da una descrizione dell'evoluzione della società moderna, che è passata da valori (e quindi regole) condivise a valori (e regole) differenziate per singoli, gruppi, famiglie.
In questo contesto scrive che l'adulto non dovrebbe più imporre le regole con un "è così" ma dire "Io voglio che qui si faccia così". Per esempio non si dovrebbe più dire "In casa non si usano le scarpe", ma piuttosto "Nella nostra casa io voglio che non si usino più le scarpe!". Al momento la frase "Io voglio" , che a me è sempre stato detto "non si dice", mi ha dato fastidio; perchè io adulto devo dire "voglio" o "non voglio"? Se io mi autorizzo a dire ciò, anche il bambino può farlo.

Con questo pensiero sono entrata in classe. La mattinata è stata intensa a causa dell'assenza di una maestra e dell'uscita anticipata di un'altra ed io mi sono trovata a avere in classe 30 bambini (tra cui i bambini DVA) per 45 minuti... che fatica! In questa situazione di caos la mia priorità era la salvaguardia di tutti. Un bambina mi si avvicina e mi dice:"Maestra, puoi aiutarmi a scrivere sul foglio?". Io le ho risposto: "Perdonami, ma siete in tanti e ora non riesco ad aiutarti perchè devo osservare la classe". Nel dirglielo l'ho guardata, ma appena ho finito la frase ho alzato gli occhi verso l'aula e lei si è allontanata da me. Posso capire se c'è rimasta male, ma credo di aver messo in atto quello che diceva Jesper Juul (che differenziava anche fra limiti validi sempre e limiti legati a determinate situazioni), ho messo un limite dicendo un no, ma l'ho fatto partendo da me.

Ora credo che il suo "Io voglio", non abbia quel carattere impositivo ma piuttosto personale e quindi posso sostituirlo in "Io vorrei che in questa casa non si usassero le scarpe perciò vi chiedo di aiutarmi a tenerla pulita".